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  • Quali sono i bambini che vanno in affido?

I bambini per i quali risulta necessario l’inserimento in famiglia affidataria possono essere italiani o stranieri, neonati, bambini di due o tre anni, frequentare la scuola materna, elementare o la scuola media, essere già più grandi ed avere fino a diciassette anni compiuti. Possono anche avere problemi di salute o di disabilità più o meno gravi.

  • Possiamo essere affidatari anche se non siamo sposati?

Possono diventare “affidatari” persone singole o coppie, con o senza figli, sposate o conviventi: non ci sono vincoli di età, istruzione o reddito.

  • Io che sono Single posso fare l’affidatario/a?

La L.149/01 stabilisce che l’affido può essere attuato anche da persone singole. E’ il Servizio Sociale che valuta il tipo di affido sostenibile per la persona che si propone, in considerazione delle sue risorse, oltre alla tipologia di storia pregressa ed età del minore per le quali risulta appropriato usufruire di una sola figura genitoriale. 

  • Quanto dura un affido?

La legge stabilisce una durata di 2 anni, “prorogabili, dal Tribunale per i Minorenni, qualora la sospensione dell’affidamento rechi pregiudizio al minore”. La durata è quindi diversa per ogni bambino/ragazzo in quanto è legata alla situazione, alle esigenze del minore e della sua famiglia e alla loro positiva evoluzione. 

  • Posso adottare il bambino che mi danno in affido?

Affido e adozione seguono percorsi differenti, in generale non sovrapponibili. Solo in casi particolarissimi potrebbe verificarsi.

  • Chi decide i rapporti che il bambino deve mantenere con la sua famiglia?

La regolamentazione dei rapporti tra il minore e la sua famiglia è stabilita dal Servizio Sociale, in considerazione della situazione e delle eventuali disposizioni/limitazioni del Tribunale per i Minorenni.

  • Che relazione ci deve essere tra la famiglia d’origine e quella affidataria?

La relazione tra i genitori del bambino e la famiglia affidataria è differente a seconda del progetto di affido attivato per quel minore. La famiglia affidataria si attiene alle indicazioni dei Servizi con cui si confronta per chiarimenti/supporto.

  • Bisogna avvisare i servizi per qualsiasi cosa si faccia con il bambino?

Al Servizio Sociale per legge è attribuita la responsabilità del progetto e la sua vigilanza, riferiscono al Giudice Tutelare (se l’affido è consensuale) e al Tribunale per i Minorenni (se l’affido è giudiziale) sull’andamento del progetto, l’evoluzione del bambino e della sua famiglia di origine e sulla eventuale necessità di proseguire l’affidamento. 

Mentre gli aspetti di ordinaria amministrazione sono gestiti autonomamente dalla famiglia affidataria, le decisioni importanti per la vita del minore (es scelte religiose, indirizzi scolastici, documenti per espatrio, interventi sanitari specialistici, periodi di vacanza lunghi o comunque realizzati in periodi in cui sono previsti incontri tra il bambino e i suoi familiari, attività svolte dal bambino che possano presentare qualche rischio) devono essere tempestivamente condivise con gli operatori di riferimento che coinvolgeranno la famiglia di origine per quanto di competenza.

  • Se il bambino ha bisogno di cure sanitarie?

Spettano ai genitori naturali o al tutore le scelte straordinarie che richiedono una autorizzazione scritta, come ad esempio interventi chirurgici, vaccinazioni, somministrazione di terapie debilitanti: in questo caso occorre confrontarsi con il Servizio Sociale.

In caso di necessità e/o urgenza gli affidatari sono tenuti ad assumere le decisioni più opportune per salvaguardare la salute del minore loro affidato (es. ricoveri o altri interventi di urgenza), dandone appena possibile comunicazione al Servizio Sociale competente.

  • Con il bambino in affido posso andare in vacanza all’estero?

Occorre confrontarsi con il gli operatori del Servizio Sociale che seguono il minore e la sua famiglia. Vi sono infatti bambini sprovvisti di documenti validi per l’espatrio ed è quindi necessario che il Servizio Sociale coinvolga famiglia di origine o Tutore o, in loro sostituzione, il Giudice Tutelare per ottenere l’assenso all’espatrio.

Per i minori di nazionalità straniera la richiesta di documenti implica il coinvolgimento delle rappresentanze diplomatiche dei loro paesi di origine, può quindi trattarsi di una pratica complessa e lunga.
In ogni caso, sia che il minore affidato sia di nazionalità italiana o straniera, è opportuno attivare con alcuni mesi di anticipo la richiesta di documenti validi per l’espatrio.